F ONDAZIONE FEDERICO OZANAM
VINCENZO DE PAOLI
ONLUS
E
retta in Ente Morale con D. M. del 27/1/ 2000

 

Via della Pigna 13/a 00186 Roma  Tel. 06/64012718  

fondazioneozanam@libero.it        F.Ozanam Facebook 

Sede Legale: C/O Studio Menna, Via Germanico 107, 00192 ROMA  C.F.96386120586

 

*HOME


*NEWS


*PROGETTI


*ATTIVITA'


*PUBBLICAZIONI


*ORGANIZZAZIONE


*INVENTARIO ARCHIVIO


*CATTEDRA OZANAM


*PREMIO CASTELLI

S. VINCENZO DE PAOLI

FEDERICO OZANAM

GIORGIO LA PIRA


*LINKS

 

 

Valerio Belotti, Roberto Maurizio, Alfredo Carlo Moro

 Minori stranieri in Carcere

 Ed. Guerini e Associati -TrasFormAzioni, soggetti ed esperienze del mutamento sociale. Milano 2006.

 

di Roberto Maurizio

 

            Quando abbiamo iniziato con il prof. Moro e con il prof. Belotti a ragionare sulla ricerca eravamo già convinti – sulla base dei dati ufficiali del Ministero di Giustizia - che la condizione dei minori stranieri detenuti era caratterizzata da una doppia emarginazione: non solo devianti ma anche stranieri e ciò comportava rischi maggiori di carcerazione ed emarginazione sociale.

            I dati che sono stati raccolti con la ricerca hanno totalmente confermato questa ipotesi ma, nel contempo, hanno notevolmente arricchito le conoscenze che si possiedono sul fenomeno dei minori stranieri devianti. Ma andiamo con ordine.

            La Fondazione, attraverso la ricerca si è proposta di raggiungere diversi obiettivi:

-                     conoscere la rilevanza di un fenomeno ormai di una certa consistenza; rilevare le sue reali caratteristiche non solo numeriche ma anche qualitative; indagare sul suo insediamento nelle varie realtà del paese; conoscere da quali paesi provengono questi ragazzi;

-                     comprendere, con maggior precisione e approfondimento, quali sono i percorsi seguiti dai ragazzi che arrivano alla segregazione carceraria; quali i fattori che influiscono nel progressivo inserimento nella devianza di un ragazzo che viene da lontano con tante speranze ed esperimenta invece una realtà dura che lo respinge; conoscere se a spingerlo nel tunnel della devianza vi sia stata o non l’azione di un criminalità adulta che tende sempre più a sfruttare le persone di minore età;  quali siano le  cause del loro allontanamento dai propri paesi di origine e quali le difficoltà di inserimento proficuo nella realtà italiana.

            Per raggiungere questi obiettivi è stata realizzata un’analisi approfondita dei fascicoli dei minori detenuti con incardinamento del loro processo presso i tribunali per minorenni di Torino, Milano, Venezia, Bologna, Roma, Bari, Lecce. Si sono scelti i tribunali delle zone in cui è presente il fenomeno della segregazione carceraria di minori stranieri. 

            Oltre all’analisi dei fascicoli penali attraverso interviste agli stessi ragazzi e ad alcuni testimoni qualificati (magistrati, cappellani delle carceri, direttori di istituti penali, operatori sociali) si è cercato di avere una visione più adeguata e approfondita sia delle difficoltà che questi ragazzi incontrano nell’inserimento nel nostro paese sia delle cause che li hanno portati al delitto sia delle loro esigenze inappagate sia dei sostegni di cui avrebbero bisogno.

            Sono stati analizzati 276 fascicoli penali di minorenni stranieri relativi all’anno 2003, suddivisi per istituto penale di riferimento.

            Una prima parte dei dati permette di cogliere le principali caratteristiche della devianza minorile straniera:

-                     a forte prevalenza maschile che conferma da una parte che le difficoltà nel processo di crescita che portano al disadattamento ed alla devianza nelle donne si esprimono per lo più  con comportamenti irregolari diversi da quelli penalmente sanzionati e da un’altra parte che la risposta dell’ordinamento è, per il genere femminile, meno arcigna di quella usata nei confronti del genere maschile;

-                      legata a ben precise provenienze nazionali ma che presenta anche una gamma notevole di provenienze nazionali diverse;

-                      prevalentemente concentrata tra i sedici e i diciassette anni anche se vi è una non irrilevante presenza di minori di sedici anni;

-                     legata anche alla scarsa acculturazione; è però anche da sottolineare come una notevole percentuale del campione abbia avuto anche esperienze di inserimenti scolastici in Italia, il che documenta sia un certo radicamento nel mondo italiano di questi ragazzi sia l’incapacità delle strutture scolastiche italiane di sostenere il ragazzo evitando fenomeni di criminalità e di  devianza;

-                     non dovuta solo alle difficoltà connesse con un primo impatto non protetto con la realtà dell’immigrazione: risulta infatti, dai dati relativi al momento dell’ingresso in Italia,  che se la metà è entrato in Italia da meno di un anno prima degli interventi limitativi della libertà, il venti per cento ha avuto una permanenza nel nostro paese tra uno e due anni. Significativo anche il dato sulla prima entrata nel nostro paese: su un campione di 238 ragazzi 17 risultano essere entrati in Italia da diversi anni perché avevano al momento del primo ingresso meno di 10 anni;

-                     non connessa solo all’isolamento del ragazzo straniero immigrato in Italia: dai dati emerge infatti  che, se il 40% del campione è entrato in Italia da solo, il 60% è entrato accompagnato da qualcuno. Per lo più la persona che li ha accompagnati è la madre o fratelli o il padre. Si indicano nei dati anche amici o conoscenti o altri parenti: questa indicazione non può essere in alcun modo rassicurante perché dietro queste figure vi possono nascondersi anche meri accompagnatori per danaro ovvero anche veri e propri sfruttatori dei ragazzi immigrati;

-                     in notevole percentuale clandestina e comunque totalmente spaesata nella nuova realtà in cui si trovano bruscamente immessi: solo 54 avevano il permesso di soggiorno, solo 74 conoscevano la lingua, oltre la metà erano in Italia senza fissa dimora e quindi totalmente allo sbando;

-                     conseguenza anche della incapacità delle istituzioni di intervenire per sostenere i ragazzi stranieri che tentano l’avventura dell’immigrazione nel nostro paese: è significativo il dato che dei minori entrati in Italia da soli solo per nove di essi vi è stata una presa in carica da parte  del Comitato per minori stranieri; che tra questi solo per tre sono state chieste informazioni ai servizi territoriali il che dimostra che in realtà il Comitato non si è preso la briga neppure di cercare di conoscere la storia del ragazzo e le sue aspettative e caratteristiche;

-                     che non ha una formale rappresentanza in un momento in cui è in pericolo la libertà personale: dai dati sulle tutela aperte per minori sottoposti a provvedimenti restrittivi della libertà personale emerge la sconvolgente verità che alla maggior parte di questi minori non è stato nominato un tutore neppure al momento dell’apertura di un procedimento penale. E’ vero che per alcuni di questi ragazzi potrebbe esserci un genitore per cui non era necessaria la nomina di un tutore; ma poiché da un altro dato emerge che solo per il trenta per cento dei ragazzi i genitori vivevano in Italia si deve logicamente ritenere che molti ragazzi non hanno avuto, anche nel corso del processo, un esercente la potestà.

-                     che ha bisogno, per attuare il proprio progetto, di sentirsi sostenuta: dai dati emerge che per lo più il reato è stato commesso in  concorso con altri; che il concorso per lo più si realizza con soggetti di nazionalità straniera a dimostrazione dello scarso radicamento territoriale di questa devianza; che una percentuale di minori non indifferente ha concorso non con altri minori ma con adulti il che può far ritenere l’esistenza di uno sfruttamento del minore da parte della criminalità adulta;

-                     di una certa pericolosità sociale: accanto ai tradizionali reati di furto sono presenti in misura massiccia  reati relativi alla detenzione e spaccio di stupefacenti, alle rapine, all’omicidio, al sequestro di persona a scopo di estorsione e al porto abusivo d’armi, all’associazione a delinquere;

-                      principalmente di strada, immediatamente rilevabile dalle forze dell’ordine: è sintomatico il dato che su 243 minori stranieri esaminati ben 231 siano stati arrestati perché colti in flagranza di reato;

-                      concentrata prevalentemente nelle aree territoriali del Nord d’Italia il che potrebbe fare ritenere da una parte che la devianza straniera anche minorile si localizzi nelle aree del nostro territorio nazionale che sono più ricche;

non occasionale: risulta dai dati che oltre la metà dei ragazzi esaminati avevano altre denunce penali a carico;

-                     irrequieta che non accetta facilmente un sostegno:  è assai inquietante il dato per cui la maggior parte dei ragazzi che entra in strutture di accoglienza si allontana arbitrariamente da esse: evidentemente non è stato colto da questi ragazzi (per loro carenze o per carenze della comunità di accoglienza) che la struttura che li accoglieva non era un surrogato del carcere ma una risorsa per riprendere un itinerario educativo.

            Una seconda serie di annotazioni riguardano gli interventi penali che vengono assunti nei confronti di ragazzi stranieri che commettono fatti penalmente rilevanti nella fase precedente al processo.

            Risulta chiaramente confermato il dato che la risposta più immediata che la comunità organizzata in Stato è spinta a dare è quella tipicamente carceraria.

            Conferma ulteriormente la constatazione del ricorso massiccio a misure di tipo detentivo il dato relativo alla tipologia delle misure cautelari adottate: le misure cautelari sono prevalentemente di tipo custodialistico in internato. Correttamente le misure cautelari hanno breve durata: meno di quattro mesi per la maggior parte dei minori.  E’ comunque da sottolineare che si ha una percentuale del 40% di scarcerazione per scadenza dei termini, il che appare singolare dato che per lo più vi è stata flagranza di reato.

            E’ da segnalare il fatto che vi è una rilevante violazione delle misure imposte da parte dei minori stranieri ovviamente non ristretti in carcere.

            Nella fase preliminare al processo l’affidamento al servizio sociale avviene correttamente nell’85% dei casi.

            Una terza serie di osservazioni è opportuno fare in relazione alle modalità con cui viene svolto il procedimento penale nei confronti dei minori stranieri. Dai dati raccolti emergono infatti elementi non del tutto tranquillizzanti che sottolineano come il trattamento nei confronti del minore straniero non  sia sempre né omogeneo al trattamento usato nei confronti dei minori italiani che delinquono, né capace di realizzare un autentico recupero di questo tipo di devianza.

            Nei confronti della devianza straniera si ha l’impressione che si torni a privilegiare l’esame del fatto in sè piuttosto che analizzare adeguatamente la personalità di chi delinque al fine di individuare il trattamento più idoneo a realizzare il suo recupero. E’ assai inquietante il dato secondo cui l’indagine di personalità è fatta solo nella metà dei casi.

            Sempre nei confronti di questa devianza sembra che l’obiettivo principale del processo sia quello di pervenire al più presto a una condanna senza impostare un progetto di recupero sul ragazzo: è un dato assai significativo che i tribunali per minorenni abbiano fatto ampio ricorso – sulla base di un consenso, non è possibile sapere quanto informato, del minore straniero – al rito abbreviato. E’ vero, e per questo il ragazzo vi ha ricorso, che il rito abbreviato consente una riduzione nel terzo della pena ma è anche vero che il ricorso a questo rito rende difficile una adeguata valutazione della personalità dell’imputato e inibisce l’adozione della messa alla prova. Lo stesso vale per il giudizio immediato che inibisce anch’esso la possibilità della messa alla prova e un approfondimento dell’indagine sull’imputato: è veramente giustificato il fatto che esso sia stato scelto nel 27% dei casi.

            La risposta alla devianza di questo tipo da parte dei Tribunali, quando si ricorre all’esaurimento della procedura nell’udienza preliminare, finisce con l’essere prevalentemente la condanna ad una pena detentiva: nell’udienza preliminare l’esito è nel 43% quello di irrogazione di una condanna mentre nel 38% si ha un  rinvio al dibattimento. Solo nel 4% dei casi si concede il perdono giudiziario e solo nel 10% dei casi si ricorre alla sospensione del processo con messa alla prova. La dichiarazione di non imputabilità è quasi assente.

            Assai diverso – ed il fatto è assai significativo -  è invece l’esito del procedimento se si attua il rito ordinario: nelle sentenze dibattimentali si giunge per lo più ad una dichiarazione di non imputabilità (ben nell’85% dei casi) o ad una messa alla prova mentre irrisoria è la percentuale di condanne in questa fase del processo. Ed è rilevante notare come per i minori italiani la percentuale di condanne sia sempre molto minore del 30%.

            E’ anche singolare che, pur essendo le pene irrogate limitate nel tempo (la maggior parte delle condanne ha una durata media di sei mesi e solo meno del 10% vede irrogata una pena superiore ai due anni) quasi mai viene concessa – al contrario di quanto avviene  con i minori italiani - la sospensione condizionale della pena: evidentemente  la precarietà  della situazione dei minori stranieri porta, a priori, a previsioni del tutto sfavorevoli  e a ritenere opportuna una sanzione penale che deve essere immediatamente sofferta.

            Ridottissima è la percentuale di minori stranieri per cui è stata adottata la sospensione del processo e la messa alla prova: ciò risulta dai dati della ricerca ma anche dai dati più generali.

            Viene così confermata la constatazione, già fatta precedentemente,  che per i minori italiani e i minori stranieri il diritto appare diseguale.

            I minori stranieri nel processo sono sostanzialmente soli: si è già notato come scarsissime sono le nomine di tutori agli imputati minorenni pur se questo rende sostanzialmente invalido il processo e quindi anche la condanna e come molti minori stranieri non conoscano affatto la lingua italiana. Appare anche assai inquietante il dato secondo cui raramente è stato coinvolto un mediatore culturale; è significativo il dato per cui nella maggior parte dei casi il difensore è un difensore di ufficio (e si comprende così come non sia pretesa la necessaria nomina di un tutore e non vi siano normalmente impugnazioni alle sentenze di condanna e non sia sufficientemente richiesta la sospensione della pena irrogata).

            Ma anche più in generale i minori stranieri affrontano le loro difficoltà senza alcun sostegno: appare preoccupante il dato secondo cui, negli istituti penitenziari minorili, la metà dei ragazzi in tali istituti ristretti non riceve mai la visita di alcuno e che solo una minima parte riceve la visita di qualche volontario o di un mediatore culturale.         La condanna in queste condizioni diviene solo una forte sofferenza da scontare in un assurdo silenzio: da essa non potrà certo il  minore straniero uscire recuperato ma solo ulteriormente inasprito nei confronti di una sorte per lui particolarmente  avversa e di una società che gli si è dimostrata  matrigna con un volto solo  arcigno e sostanzialmente crudele. 

            I dati raccolti inquietano ed interrogano tutte le istituzioni, la magistratura ma anche il sistema dei servizi sociali, la scuola ed il mondo del volontariato poiché propongono diritti non riconosciuti e percorsi di forte emarginazione.

La magistratura, in accordo con il Ministero di Giustizia, le regioni e gli enti locali deve proseguire il percorso per rendere possibile anche nel caso dei minorenni stranieri, l’accesso ai benefici di legge previsti per tutti i minori che entrano in contatto con la giustizia minorile nel nostro paese.

            Il mondo del volontariato, da solo od in accordo con le istituzioni, deve assumere il problema della tutela dei diritti dei minori stranieri ed in particolare lavorare affinché ai minori stranieri non accompagnati sia assegnato un tutore effettivo e non solamente formale o foriero di contraddizioni.

            In questa direzione la proposta del Prof. Moro alla Fondazione Federico Ozanam - Vincenzo De Paoli è stata di promuovere un progetto di formazione per tutori di minori stranieri. Si tratta di un’esigenza non più procrastinabile nel tempo. I dati della ricerca hanno solo confermato una situazione che era evidente da tempo.

            Infine, i dati della ricerca sottolineano l’urgenza di interventi preventivi della devianza minorile che coinvolgano effettivamente la scuola e le organizzazioni del territorio, sul modello di quanto a suo tempo proposto dalla legge 216 del 1991. E’ vero che nel frattempo è stata approvata la legge di ordinamento dei servizi alla persona ma l’esigenza resta molto forte e solo minimamente i Piani di zona hanno considerato anche questo contenuto particolare. In questa direzione potrebbe essere utile una forte attenzione nel prossimo Piano di azione nazionale sull’infanzia e l’adolescenza.


 

 

 

I